Musica è la tua voce,
quando tutto intorno è silenzio,
sa di nenia antica…
Un suono lieve e magico
sospende su
tralci di emozioni
e ineffabile si dondola pian piano...
Là dove i tigli si stagliano all’orizzonte,
il mio sogno di carta
si fa velluto e stordita,
mentre gli occhi
sfiorano le nuvole,
consumo
il mio vagabondar tra note tremule,
lieve lieve
come il tocco di una voce…
Oh magica bacchetta mentre plani
L'imperituri tuoi comandi tu dirami
Roteata dal maestro con le mani
Segui gli spartiti di musica ripieni
D'echi di note dirompenti degli ottoni
Luccicanti cornucopie di bei suoni
Fusi con il vibrare delicato dei violini
Ed i colpi sui tamburi come i tuoni
Evidenzi il pizzico d'arpa e disciplini
L'invadente pianoforte ed i suoi toni
Con la frenesia alle dita senza freni
E le prodezze degli xilofoni birichini
In crescendo la platea così arpioni
Soffusamente il pubblico rassereni
A fine sinfonia gli applausi scateni
Quando con il maestro Tu t'inchini
La bimba aveva i capelli castani, la pelle chiara e le lentiggini sul naso.
A differenza delle sorelle, non era molto condiscendente e per questo sua madre la rimproverava spesso...
A breve sarebbe stato San Martino, il patrono del paese, e come ogni anno, si sarebbe svolta la festa in piazza con la banda che arrivava da fuori.
In quel piccolo paese di montagna,il giorno di San Martino non era solo festa, “Fàa Sàn Martín” voleva dire trasferirsi, e questo avveniva quasi sempre l'undici di novembre, perché si rinnovavano i contratti di affitto dei terreni dei contadini, lo stesso giorno in cui la chiesa ricorda San Martino.
Ogni anno, in quel giorno, in quel paese, diverse famiglie si trasferivano in altre parti d' Italia dove la vita era meno dura, questa volta sarebbe toccato alla famiglia della bambina “fàa Sàn Martin”.
La bimba non voleva lasciare il paese, per lei non sarebbe stato un giorno di festa e non le sarebbe bastata la storia del Santo che tagliò il suo mantello per darne metà al poverello seminudo a consolarla.
Ella, non accettava l'idea di non vedere le montagne al risveglio, di non attraversare il ruscello per andare a scuola e non sentirlo rumoreggiare quando era in piena.
Mancavano pochi giorni al trasloco ed erano giornate fredde e piovigginose, La bambina teneva il broncio, la mamma cercò di rassicurarla e di aiutarla a comprendere che a volte il lavoro e la famiglia inducono a scelte ardue, ma necessarie.
In quella casa si attendeva l'estate di San Martino, perchè mai come quell'anno avevano sofferto tanto freddo.
San Martino, dalle cascine a monte si scende a valle... La bimba guardava tristemente le mucche scendere dagli alpeggi.
Il pensiero che non avrebbe più sentito la voce del fiume passando sul ponte la tormentava...
"Sotto il ponte del diavolo""E allora son dovuto tornare / Imbracciare la mia chitarra e / ricominciare a sparare / Stringere la mia chitarra / E ricominciare a cantare / Questa terra è la mia terra / e nessuno la potrà avvelenare / Questa terra è la mia terra / Non si può vendere ne comperare".
Questo racconto lo scritto l'anno scorso nel giorno di San Martino
Un abbraccio a tutti Lucia
posted by lucy1957 @ 09:00 - mercoledì, 11 novembre 2009 commenti (5)[popup] || commenti (5) - -
Un dolce suono di pianoforte
mi piroetta su un pianeta inesplorato
e, come nenia, mi culla.
Ecco trascinarmi su orizzonti nuovi,
riservandomi emozioni senza fine.
Poi, pian piano,
mi adagia su un letto
di ricordi…
Mi addormento così,
trascinata da tumultuosi flutti
che lambiscono l’anima,
rifluendo dolcemente,
quasi temessero di svegliarla
da un magico sogno e,
riadagiandola su un polveroso giaciglio,
ritorna a cullarla
con la melodia del tempo,
riscrivendo nostalgiche note…
Dolce, magico sogno...
C'è una strada
corre come il taglio di un machete
corre sull'isola
e a volte qualcuno
la percorre
ma non sempre.
C'è un sole
che la ombra
con le foglie dell'erba
di un deserto tiranno
e con i cactus ebbri di succo
di cocco e di rum
e polvere
tanta polvere.
E ci sono camion
che portano pezzi di luna
sotto coperta
e attraversano Margarita
sino alle sue spiagge spezzate dalle onde
del Caribe.
E ci sono donne
che suonano il violino
che aspettano nel bar della costa
il battello per il paradiso
una mi ha chiesto se ero io
il venditore di Yucca e di Papaya
e io le ho detto di si.
posted by hariseldom @ 17:35 - martedì, 10 novembre 2009 commenti (3)[popup] || commenti (3) - -
Intorno alla città buio
e una leggera brezza va
con i profumi della primavera,
le note languide di un notturno
giocano leggere con la mente
e i ricordi escono in scioltezza
come le note che salgono
armoniose da un piano bar.
La musica cattura i sensi
placando le noie del giorno
e viene il sonno a ristorarmi.
Un volo pindarico ascoltando la musica
M'appare nel buio una silhouette unica
Un ologràmma improvviso che mi ricarica
Nell'estasi di note che il teatro amplifica
Sui vellutati sedioli alla Scala magnifica
Le corde emozionali ho teso alla ceca
Sono orsù pizzicate e questo m'infoca
Un desio che s'accende alla luce fioca
Ma piano lumifica con fretta di lumaca
Ribollìo che freme come caffè nella moka
Un profumo si diffonde e laggiù si disloca
Dove arde la fucìna fra le valve dell'ostrica
Viandante sono nella tarda mia epoca
Cogliendo l'emozione che ora m'intrica
Distillo la pozione che poi m'imbriaca
Grazie alla dolce musica che mi gratifica
parla sette lingue, incluso l'esperanto,
e se voi permettete un momento
lei vi intratterà con il suo bel canto
Vostra eccellenza non cercate altrove
la zia vincenza é una donna fine
con il duca d'Aosta fece tante prove
se aveva il talento da regina,
Lui ospitò lei per sei mesi e un giorno
portandola nei posti molti rinomati
insegnandole il galateo, e per contorno
come si cucinano i polli affumicati
Vostra eccellenza, chi vi siede accanto
e degna di allevare i vostri figli
se la mettete sotto il vostro manto
per erede avrete tante rose e gigli
Il tempo corre in fretta, mio signore
e per voi l'inverno veloce s'avvicina
date a zia Vincenza il grande onore
della vostra reggia essere la regina
Sei musica che implode
nella carezza di un sogno
fra il sipario di una notte
che chiude il mormomor dei sogni
fra castelli d'illusioni.
Non ho più parole per amarti
in questa sera che danza
fra le note della tua lussuria,
ora che il vento ha chiuso i suoi canti
fra i brividi di un inverno
che ascolta il suo destino.
Vivrò di te
come diapson che risuona
nel canto di una stanza
scrivendo carezze
sulla morbida pelle
della tua bellezza.